mercoledì 16 agosto 2017

Serie TV: La verità sul caso Harry Quebert





Buongiorno lettori! Oggi vi do una bellissima notizia, è stata appena diffusa la notizia che il libro "La verità sul caso Harry Quebert" scritto da Joël Dicker e pubblicato da Bompiani nel 2013 sarà presto una serie tv. 

Le riprese sono appena cominciate in Canada, la regia degli episodi (saranno in tutto dieci) sarà di Jean-Jacques Annaud, al suo debutto nel mondo delle serie televisive mentre la sceneggiatura sarà invece firmata da Lyn Greene e Richard Levine.

Tra gli attori scritturati vi sono Patrick Dempsey, che interpreterà il protagonista, Damon Wayans Jr. nella parte di un investigatore, Virginia Madsen che sarà Tamara Quinn, la proprietaria di un locale che scopre un segreto su Quebert e Kristine Froseth che interpreterà Nola Kellergan. 

Questo libro ha avuto un successo mondiale negli anni e ha venduto più di due milioni di copie, spero che la serie tv sia all'altezza e ovviamente non vedo l'ora di scoprirlo, e voi? 

Vi terrò aggiornati, intento vi lascio qui la trama del libro: 

Marcus Goldman ha conosciuto la gloria letteraria ma da qualche tempo è in piena crisi di ispirazione; per questo si rivolge a Harry Quebert, il suo anziano professore di letteratura che già anni prima l'aveva salvato da un percorso pericoloso, per chiedergli aiuto. Harry gli offre subito uno spunto narrativo: gli racconta infatti di una ragazza, Nola, con cui oltre trent'anni prima ebbe una storia tormentata (segnata dalla grande differenza d'età), che a un certo punto - era il 1975 - sparì all'improvviso. Pochi giorni dopo essere rientrato a New York, Marcus viene però a sapere che il cadavere della ragazzina è stato ritrovato proprio nel giardino di Harry e che quest'ultimo, accusato dell'omicidio, rischia ora la pena di morte. Ma Marcus non può credere a questa ipotesi e decide di indagare per scoprire la verità e scagionare il suo amico.

domenica 13 agosto 2017

Recensione: Prima di domani, Lauren Oliver

    


Buongiorno lettori! Il libro di cui vi parlo oggi è Prima di domani di Lauren Oliver (scrittrice conosciuta anche per Panic e Ragazze che scompaiono). Questo libro in realtà era già uscito da qualche anno ma complice l'approdo al cinema e una nuova edizione è tornato all'attenzione di lettori e blogger e io ero davvero curiosa di iniziarlo. 

"Cosa faresti se ti rimanesse solo un giorno da vivere? Dove andresti? Chi baceresti? Fin dove ti spingeresti per salvare la tua vita?" questo è quello che si chiede Sam, giovane ragazza all'ultimo anno di liceo dalla vita apparentemente perfetta, che in una serata come tante altre vede il suo futuro andare in fumo per colpa di un incidente d'auto e costretta a rivivere lo stesso giorno continuamente cerca di decifrarne la ragione, tentando in ogni modo di cambiare gli eventi. 
Sono stata catturata da questo libro un po' alla volta e in un istante sono tornata ai tempi del liceo dove ogni singolo dettaglio fa la differenza e la vita sociale è tutto. 
Tra le cose che più mi sono piaciute di questa lettura ci sono sicuramente i personaggi, ben delineati e con una personalità tale da riuscire a percepirli nitidamente, ho adorato subito Ken e Anna quasi quanto ho detestato Rob. 
All'inizio, devo dire la verità, Sam non mi ha colpito in modo positivo, troppo superficiale e viziata mi sembrava quasi il classico stereotipo della reginetta del liceo circondata dalle sue amiche snob, incapace di fare caso al prossimo o ai suoi sentimenti, ma per fortuna (piccolo spoiler) migliore decisamente!
Il fatto di dover continuare a rivivere la stessa Giornata dei Cupidi più e più volte la porterà ad analizzare ogni dettaglio, non soltanto quelli inerenti a lei, ma tutti quei piccoli tasselli che se messi insieme sono in grado di scatenare un domino dalle tragiche conseguenze. 
Capisce in questo modo quanto siano complicate le vite degli altri e quanto poco faccia lei per aiutarli e farne parte, tanto che la sua missione diventerà quella di provare ad essere un'amica migliore, ma soprattutto una persona migliore. 
Lo stile è scorrevole e il ritmo incalzante delle ultime pagine farà venire voglia al lettore di correre subito all'ultima pagine e il finale sorprendente lascerà spazio a molte riflessioni. 
Questo libro aiuta a mettere le cose in prospettiva, aiuta ed invita a riflettere sulle piccole cose, sulle persone, sui momenti. Aiuta a focalizzarsi sulle cose davvero importanti, anche fossero cose semplici, soprattutto sulle cose semplici. 
È un inno alla vita, all'amicizia e all'amore. 
Una lettura che spinge ad essere più consapevoli della propria vita e ci ricorda di non sprecarne neanche un minuto. 

"Poi, proprio in quel momento, quando non so più se sto sognando, sono sveglia o passeggio in una qualche valle di mezzo dove tutto ciò che desideri si avvera, sento le sue labbra sfiorare timide le mie, ma è troppo tardi, scivolo via, non ci sono più e non c'è più lui, e quel momento si chiude e si ripiega su se stesso come un fiore che si prepara alla notte"

Trama:

Cosa faresti se ti rimanesse solo un giorno da vivere? Dove andresti? Chi baceresti? Fin dove ti spingeresti per salvare la tua vita?
Samantha Kingston ha tutto quello che si potrebbe desiderare: un ragazzo che tutte invidiano, tre amiche fantastiche, la popolarità. E venerdì 12 febbraio sarà un altro giorno perfetto nella sua meravigliosa vita. Invece Sam morirà tornando in macchina con le sue amiche da una festa.
La mattina dopo, però, Samantha si risveglia nel suo letto: è di nuovo il 12 febbraio.
Sospesa fra la vita e la morte, continuerà a rivivere quella sua ultima giornata comportandosi ogni volta in modo diverso, cercando disperatamente di evitare l'incidente….




Buona lettura!





domenica 2 luglio 2017

Viaggio con Ivan Fowler alla scoperta di re Edward II


                         

Buongiorno lettori, il post di oggi è un po’ diverso dal solito in quanto invece di raccontarvi semplicemente di un libro vi vorrei parlare di una bellissima esperienza legata a quest’ultimo che io ho avuto la possibilità di fare insieme allo scrittore stesso e ad un’altra blogger. 
Il libro di cui si parla è “Edward – Il mistero del re di Auramala” ed è un romanzo storico frutto di 5 anni di scrupolose e dettagliate ricerche, nato dall’idea di seguire le orme del re d’Inghilterra Edward II e svelare il mistero della sua morte. 
Esatto mistero, benché ufficialmente la morte del re sia avvenuta per mano di sicari a Berkeley, voci sempre più insistenti affermano che il re in seguito ad una rocambolesca fuga per l’Europa si sia rifugiato in Italia, in particolare nella Valle della Staffora, nell’Oltrepò pavese. 
Grazie all’iniziativa “Vacanze Pavesi” ( Vacanze pavesi) che mette a disposizione per il noleggio bellissime Vespe fornite di un cestino da picnic contenente ottimo cibo tipico della zona  preparato da “Il Girasole di Travacò” (luogo di partenza e partner dell’iniziativa) abbiamo potuto visitare da molto vicino i luoghi simbolo di questo romanzo in una giornata lunga quasi mille anni.



                         

Dopo la partenza una delle prime soste è stata quella che ci ha permesso di vedere da un punto privilegiato tutta la vallata e avere così un’idea approssimativa del viaggio che il re ha dovuto affrontare. Suggerimento: fermatevi al Belvedere, che oltre ad essere una buona idea per pranzare offre anche​ un'ottimo punto panoramico

In seguito una breve sosta a Cecima e Godiasco, quest’ultimo luogo molto importante  per le ricerche archivistiche e storiografiche svoltesi per il romanzo all’interno del palazzo del Comune, ricco di preziosi documenti.

• L’eremo di S. Alberto di Butrio è uno dei luoghi chiave in quanto si suppone che il re per un periodo si sia nascosto qui grazie anche  alla protezione della famiglia Malaspina. Questa teoria è supportata anche dalla tradizione orale che per secoli ha tramandato la notizia che in quei luoghi si fosse nascosto un re per scampare alla morte. Qui si trova anche la tomba “non ufficiale” (l’altra si trova in Inghilterra) del re. Peculiarità di questo luogo è vedere come il tempo sembra essersi fermato, con una piccola chiesa piena di affreschi originali del XI secolo mai restaurati e perfettamente conservati; vi sembrerà di essere tornati indietro nei secoli. Suggerimento: se volete fare come noi potete scegliere questo luogo per fare un picnic, è attrezzato con molti tavolini ed è un luogo veramente tranquillo e pacifico.




Un altro luogo in cui il re si è dovuto rifugiare (dopo essere stato scoperto e inseguito) è il castello di Oramala, di proprietà della famiglia Malaspina, che con le sue torri di vedetta sulle colline e la vallata chiusa era un luogo praticamente inespugnabile. 
Suggerimento: il castello è visitabile solo di Domenica, è altrimenti visibile, come in questo caso, dalla strada che va verso Varzi passante per le colline.

Ultima tappa per noi è stata quella di Varzi, luogo in cui vi è il Castello appartenuto alla famiglia Malaspina, che oggi si sta trasformando in un centro culturale a tutti gli effetti e che volendo è anche un’ottima location per matrimoni. Per informazioni visitate il loro sito: Castello di Varzi
Suggerimento: sono in corso i lavori per creare un luogo di ristoro per gustarsi la vera “merenda di Varzi” composta da vino e salame di Varzi che il cliente stesso sceglierà tra diverse varietà.


Naturalmente le ricerche non sono concluse, è un processo lungo che ha bisogno dell’aiuto di tutti, anche in un modo molto piccolo come riuscire a fornire il proprio albero genealogico per trovare dei discendenti viventi per poter fare comparazioni del DNA. Se ti senti di dare una mano o semplicemente sei curioso del progetto visita il sito: The Auramala project
Io ci tengo a ringraziare di cuore tutti quelli che hanno reso questa giornata possibile: La casa editrice Piemme e lo scrittore Ivan Fowler in primis, l’iniziativa Vacanze pavesi e il castello di Varzi che ci ha accolto e fatto fare una visita particolare.

Se volete vedere altre foto di questa giornata vi consiglio di passare dal blog di Jess: Jess in Wonderland

Buona lettura e buon viaggio ;)


lunedì 26 giugno 2017

10'000 visualizzazioni: grazie a tutti!



Il blog ha da poco superato le 10'000 visualizzazioni e io vorrei ringraziarvi tutti, uno per uno per il vostro sostegno e la vostra costante presenza. Non mi aspettavo che il mio piccolo blog potesse raggiungere questo traguardo quando l'ho aperto circa due anni fa, ogni visualizzazione e ogni singolo commento per me sono fonte di gioia. Ci vediamo alla prossima recensione ;)

Grazie! Thank you! Merci! Gracias! Obrigado! Tack! Danke! Спасибо!

martedì 20 giugno 2017

Intervista a Jean-Michel Guenassia, Il valzer degli alberi e del cielo


Buongiorno lettori!
Dopo aver avuto continue disavventure con il mio telefono (leggasi: suicidio del suddetto con annessa sparizione dell'intervista) finalmente riesco a proporvi l'intervista che ho avuto modo di fare insieme ad altri blogger allo scrittore Jean-Michel Guenassia in occasione di Tempo di Libri.

Questo è un libro davvero particolare, che racconta la vita dell'artista Vincent Van Gogh da un punto di vista totalmente inedito e umano. In questo modo possiamo avvicinarci e capire meglio l'uomo che si celava dietro la maschera dell'artista e il processo creativo che dava il via alla creazione di opere straordinarie.
Se siete amanti dell'arte questo è sicuramente il libro che fa per voi, il pizzico di romanticismo da quel tocco in più alla storia e in un attimo sarete seduti anche voi nella calura estiva francese in un campo di grano, a osservare l'orizzonte. 

Trama: 

«Sono Marguerite van Gogh. La signora Marguerite van Gogh. La moglie di Vincent. Sono vecchia e stanca, sto per andarmene, ma non rimpiangerò questa terra. Ritroverò Vincent e staremo insieme per sempre».
Nella torrida estate del 1890, a Auvers-sur-Oise, un uomo si presenta a casa del dottor Gachet: dall’aspetto, Marguerite, figlia del medico, lo scambia per uno dei tanti braccianti agricoli che lavorano nella zona. L’uomo è Vincent van Gogh, e per Marguerite, che ama dipingere ma si dibatte tra l’insoddisfazione di non riuscire a creare nulla di apprezzabile e una condizione di figlia predestinata a un matrimonio borghese, egli assume, giorno dopo giorno, le fattezze del maestro, del genio, dell’amore. Guardandolo dipingere, la giovane vede ora i paesaggi in cui è cresciuta – le case dai tetti di paglia, le acque del fiume, i fiori, gli alberi, il cielo – con nuovi occhi: la potenza della vera arte si dispiega davanti a lei, mentre la relazione con Vincent si fa sempre più stretta, più pericolosa e infine fatale. Mettendo insieme, come nel Club degli incorreggibili ottimisti, potenza del racconto e verità documentaria, e consegnandoci pagine di vera poesia quando assistiamo insieme a Marguerite alla nascita dei capolavori di van Gogh, Guenassia fa rivivere l’epoca d’oro degli impressionisti e getta una nuova luce sulla tragica fine dell’artista e sui misteri che circondano alcune delle sue opere; e lo fa come sempre da un’angolatura originale, tratteggiando ancora una volta un’indimenticabile figura femminile.


Ed ecco qui l'intervista: 

- Cosa l'ha portata a scrivere un libro su questo tema?
Mi ha incuriosito il mistero sulla sua morte, i suoi falsi quadri che circolano per il mondo. Questo è materiale fantastico per uno scrittore come me. Volevo concentrarmi sull’uomo, chi fosse realmente lui, non Van Gogh ma Vincent.
- Dopo questo meticoloso lavoro che opinione si è fatto su questo artista?
Van Gogh ha sofferto di disturbi di umore, era bipolare e beveva. Quando è arrivato a Auvers-sur-Oise era un uomo pieno di progetti e sicuramente non aveva idee suicide. Voleva organizzare mostre, rivedere l’amico Gauguin e aveva molte speranze. Questa leggenda dell’artista maledetto corrisponde al falso. In quel momento, poi, tutti gli artisti erano definiti “maledetti”, come ad esempio Pizzarro, Gauguin. E non si è suicidato: la storia è stata costruita a tavolino come spesso succede a persone giovani e di talento che affrontano una morte brutale. 
- Ci sono però due teorie: che fosse bipolare o schizofrenico. Dagli studi che ha fatto cosa ha scoperto?
Se si leggono bene le lettere Van Gogh non era schizofrenico, probabilmente bipolare ma a quell’epoca non si conosceva bene la patologia ne la cura. La teoria dell’epilessia è più veritiera. Il suo più grande problema era però il bere: beveva moltissimo e si ubriacava spesso. Ad esempio, vi ricordate l’episodio dell’orecchio tagliato? Pare che se lo sia fatto con Gauguin ubriachi persi. Quando poi è stato ricoverato all’ospedale di Saint Rémy conobbe un medico che lo prese a cuore e lo aiutò. Smise di bere e la sua vita migliorò moltissimo, non ci furono più crisi. 
- Ci può parlare del personaggio principale del romanzo, Marguerite Gachet?
E’ lei che in fondo mi interessa: questa giovane donna di diciannove anni che vive nel 1890 e si ribella contro lo stereotipo e la condizione di donna di allora. Le non vuole sposarsi, vuole studiare, vuole lavorare e rivendica la sua libertà. Si innamora della pittura.

- Nel romanzo si parla anche della questione dei quadri falsi: ci può spiegare meglio?
Ci sono molti falsi di Van Gogh in giro, perché era un pittore di grandissimo talento. I falsari ci sono sin dal Rinascimento. Molti falsi, ad esempio, si sa sono usciti da casa Gachet. Marguerite e il fratello hanno donato al Louvre cinquantatre tele di cui otto falsi. Lo stesso Gachet aveva regalato alla moglie di Theo, il fratello di Van Gogh, tre falsi. Sempre lui aveva regalato a conoscenti in America dei falsi poi donati al Metropolitan Museum. In tutti i musei c’è qualche tela falsa di Van Gogh. La cosa interessante è capire chi ha dipinto le tele false, ma tra questi non c’è Marguerite. Nel romanzo però mi piaceva l’idea che per amore lei dipingesse i quadri di Vincent, ma questa si tratta di licenza poetica non di verità storica.
- Perché i musei tengono ancora in esposizione i falsi quindi?
I falsi sono ancora nei musei perché ritirare tele ne vale del prestigio del museo stesso. Ad Amsterdam e anche al Museo d’Orsay hanno ritirato recentemente delle tele di Van Gogh. Se però gli chiedi come mai non rispondono. Semplicemente, sono sparite. Leggendo le lettere però possiamo risalire al numero di quadri che lui ha realizzato. Lui descriveva praticamente tutto il suo lavoro a Theo, suo fratello e suo mercante d’arte. Basta riprendere la corrispondenza e si può fare la lista chiara dei suoi lavori con tanto di date. Se alcune tele non rientrano nella sua corrispondenza allora sono sospette.
Quando avrebbe potuto dipingere tutte le tele che gli vengono attribuite? Questa è un’altra domanda interessante.  Pare che lui abbia passato a Auvers-sur-Oise settanta giorni e pare abbia dipinto settantacinque tele. In realtà se prendiamo la corrispondenza ne ha dipinte cinquantotto. Lui dipingeva in un giorno, non è possibile materialmente quindi che gli vengano attribuite tutte queste opere. Un’altra curiosità per capire se la tela è un falso: Van Gogh era molto povero e comprava i materiali nello stesso negozio a Montmatre, dove trovava tutto a prezzi economici. Quindi, se i materiali e la tela sono di materiali di qualità e pigmenti costosi sicuramente non è sua.
- Dal romanzo emerge un  Van Gogh malato di lavoro…
Era pazzo di pittura, parlava solo ed esclusivamente di pittura. Nelle lettere che scriveva parlava del suo lavoro ma anche dei colleghi che svolgevano e amavano la stessa professione.  Era anche un uomo ragionevole: infatti, era consapevole che non avrebbe potuto costruire una famiglia e mantenerla.  I suoi amici erano nella stessa situazioneGauguin aveva abbandonato la famiglia, Pizzarro aveva figli ed una famiglia numerosa ma praticamente non avevano da mangiare. Lui era consapevole che una famiglia aveva necessità che lui non avrebbe potuto economicamente soddisfare.
La pittura per Van Gogh è stata come un credo, un voto religioso ed era felice così. Se leggiamo le sue ultime lettere da Auvers non traspare un uomo malato. La sua unica ossessione era la pittura, come succede però a tutti i grandi artisti con l’arte in generale. Lui era abitato dalla pittura. Ha raggiunto un livello di bravura così elevato perché ha lavorato come un forsennato. Anche Monet e Cezannne: lavorano tutti senza fermarsi, incessantemente. Mai tempo libero, mai una vacanza. Era proprio una passione.
E lei come vive la scrittura?
Un po’ anche io vivo l’arte in questo modo, nelle sensazioni che suscita soprattutto. Quando scrivo sono immerso totalmente: per realizzare “Il club degli incorreggibili ottimisti” ho impiegato diversi anni. Quando scrivi così tanto arrivi un momento che quasi ti perdi. Adesso vado un pochino più veloce nella realizzazione ma non ho mai raggiunto i livelli di “pazzia” di Van Gogh. A volte mi sento come rimbambito, mi rendo conto che non posso più andare avanti a scrivere e mi fermo perché fisicamente sono stremato.   








domenica 14 maggio 2017

Recensione: "Riparare i viventi", Maylis De Kerangal.


Salve lettori, il libro di cui vi parlo oggi tratta di un tema molto importante e al quale io tengo molto: la donazione degli organi.
Il tema è molto delicato e ciò che rende questo libro degno di essere letto è la capacità della scrittrice di parlarne in un modo realistico e delicato, senza cadere mai nell'insensibilità o nella brutalità, entrambe possibili quando si affronta un soggetto così difficile.
La storia prende il via con l'incidente in cui incorrono tre amici una mattina di inverno e procede con la descrizione di tutti quei meccanismi che dal momento in cui la tragica sentenza "morte cerebrale" viene emessa prendono il via.
Attraverso questo libro riusciamo a comprendere tutte le sfumature delle emozioni umane che in quei tragici momenti si susseguono, e soprattutto ci avviciniamo a comprendere cosa voglia dire dover prendere una difficile decisione come è quella della donazione degli organi.
Per questo motivo sono completamente a favore ad una dichiarazione di volontà espressa quando si è ancora in vita, che possa sollevare i propri cari dall'angoscia di dover scegliere, e possa essere un aiuto incisivo per le numerose persone che attendono in lista d'attesa.
E' stato interessante anche scoprire grazie a questo libro quelli che sono i meccanismi strettamente tecnici e legali che regolano la donazione degli organi. In Francia, quello che viene descritto nel libro come "silenzio-assenso" per il prelievo, è diventato effettivo in seguito all'entrata in vigore della legge a Gennaio 2017, mentre in Italia sebbene esista questa legge da anni non è mai stata messa in pratica.
Questo libro mi ha commosso molto e mi ha aiutata a prendere maggiore consapevolezza sul tema in questione, mi ha aiutato a riflettere su quanto importante può essere compiere un gesto di questa portata e lo consiglio a chiunque voglia informarsi e immergersi in una lettura diversa dal solito, struggente ma fondamentale.
La scrittura e le descrizioni non sono mai banali o scontate, adoro le immagini che l'autrice riesce  a creare, spesso dure ma che riescono a esprimere alla perfezione gli stati d'animo dei suoi personaggi.


Trama:
Tre adolescenti di ritorno da una sessione di surf su un pullmino tappezzato di sticker, tre big wave rider, esausti, stralunati ma felici, vanno incontro a un destino che sarà fatale per uno di loro. Incidente stradale, trauma cranico, coma irreversibile, e Simon Limbres entra nel limbo macabramente preannunciato dal suo cognome.
Da quel momento, una macchina inesorabile si mette in moto: bisogna salvare almeno il cuore. La scelta disperata dell’espianto, straziante, è rimessa nelle mani dei genitori. Intorno a loro, come in un coro greco, si muovono le vite degli addetti ai lavori che faranno sì che il cuore di Simon continui a battere in un altro corpo.
Tra accelerazioni e pause, ventiquattr’ore di suspense, popolate dalle voci e le azioni di quanti ruotano attorno a Simon: genitori, dottori, infermieri, équipe mediche, fidanzata, tutti protagonisti dell’avventura, privatissima e al tempo stesso collettiva, di salvare un cuore, non solo organo ma sede e simbolo della vita.

Se volete avere informazioni riguardanti la donazione degli organi vi consiglio di visitare il sito dell'Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule: AIDO

Buona lettura!

Recensione libro e film: Il cerchio, Dave Eggers.



"Sapere è bene. Sapere tutto è meglio."


Ammetto che per una volta ho guardato il film prima di aver letto il libro nonstante questo fosse nella mia wishlist da un paio di anni, ed è stata proprio la curiosità a spingermi ad andare a vederlo quasi a scatola chiusa e solo in seguito leggere il libro. In questa recensione cercherò di parlare anche del film, elencando le cose che ho apprezzato e quelle che invece non ho gradito.
Il cerchio è stato pubblicato nel 2014 e, sebbene parli di una società abbastanza futuristica, oggi come oggi la realtà che ci racconta l'autore sembra spaventosamente non solo possibile ma anche probabile in quanto descrive minuziosamente una società, e in particolare un'azienda (Il cerchio), alle prese costantemente con la spinta all'evoluzione digitale e tecnologica, il tutto reso possibile dalla convergenza delle informazioni private degli individui nel "social network" TruYou, che porta il concetto di social ad un nuovo allarmante livello, formato da informazioni strettamente personali come quelle sanitarie e bancarie e dove la privacy diventa una forma di bugia, negativa e mal vista dalla società. La narrazione è scorrevole, nonostante le quasi 400 pagine e la trama è molto intrigante con un senso di suspence interessante; fino alla fine rimani in conflitto con te stesso e con la protagonista su cosa sia giusto e sbagliato.
Il film l'ho trovato molto fedele al libro, cosa spesso rara, i dialoghi in alcuni punti della narrazione coincidevano e tutte le scene principali del libro sono state mantenute. La cosa che mi ha lasciato perplessa però è stata la differenza sul finale, non tanto la differenza sulla scena quanto per il diverso messaggio finale che arriva allo spettatore/lettore. Cerco di spiegarmi meglio senza svelarvi troppo: terminato di vedere il film al cinema, a caldo ho avuto la sensazione di una svolta nella visione della protagonista e mi è arrivato un certo tipo di messaggio che mi ha portato a delle riflessioni personali, cosa che invece non ho trovato per niente nel libro e che mi ha stupito non poco. Non ho gradito molto infatti il finale del libro, per quanto possa essere una scelta descrivere una visione pessimistica della realtà avrei gradito di più una svolta almeno ideologica.
Ho apprezzato invece molto il fatto che nonostante il libro sia impiantato sull'esaltazione di questo modello di vita puramente social (ma non sociale), la bravura dello scrittore sta nel dare al lettore gli strumenti per distaccarsi da quello che legge, riuscendo a  far suscitare un senso critico che va contro ciò che nel libro sembra il mondo perfetto.

In un periodo come quello in cui ci troviamo adesso, dove la presenza o meno sui social viene visto come indicatore della popolarità e della vita sociale dell'individuo, e dove l'imperativo categorico è condividere tutto, sempre e comunque, più che la  vita sui social bisognerebbe analizzare e trovare un equilibrio su quella che rimane fuori dai social media e renderla più sociale, in un contesto di essere umani e non esseri digitali.   

"I SEGRETI SONO BUGIE; CONDIVIDERE E' AVERE CURA; LA PRIVACY E' UN FURTO"

Trama:

"Mio Dio, questo è un paradiso" pensa Mae Holland un assolato lunedì di giugno quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web, un asteroide lanciato nel futuro e pronto a imbarcare migliaia di giovani menti. Mae adora tutto del Cerchio: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l'acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. "Se non sei trasparente, cos'hai da nascondere?" è uno dei motti aziendali. Cioè, condividere sul web qualsiasi esperienza personale, trasmettere in streaming la propria vita. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Perlomeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più esposti e fragili, alla fine più manipolabili? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi?

Trailer:

Buona lettura/visione!